Tutti i 156 obiettivi del Pnrr collegati alla decima e ultima rata da 28,4 miliardi «sono stati raggiunti». Il ministro che ha la delega agli Affari europei, alla Coesione e al Piano nazionale di ripresa e resilienza, Tommaso Foti, lo ha annunciato ieri a tappe: prima in videocollegamento con «Sette idee, il Festival dell’Italia che innova» promosso da L’Espresso e poi al Question Time al Senato. Senza rinunciare a togliersi qualche sassolino dalla scarpa: «Spiace per i tanti che hanno gufato in questi anni, dicendo che avremmo bucato tutti gli obiettivi».
Il traguardo sarà certificato alla cabina di regia già convocata il 23 settembre alle 11 nella Sala Verde di Palazzo Chigi. «Dei 687mila progetti finanziati - ha sottolineato Foti - 677mila sono conclusi. Lo dico con legittimo orgoglio: Province, Regioni, Comuni, Aree metropolitane, strutture di missione e delle amministrazioni centrali, Prefetture hanno dato vita a un sistema da applicare anche ai futuri finanziamenti europei». Dopo le fatiche iniziali e le innumerevoli revisioni, tecniche e no, la macchina ha dimostrato di funzionare.
Comincia adesso il giro di boa finale del Pnrr: il completamento entro il 30 settembre della rendicontazione dei 156 obiettivi relativi al primo semestre di quest’anno (al 31 agosto il contatore si fermava a 73), la richiesta formale di pagamento della decima tranche, il consueto assessment della Commissione Ue e, infine, l’incasso. L’auspicio del ministro è che i 28,4 miliardi della rata siano erogati entro il 31 dicembre. A quel punto, all’Italia sarà arrivata l’intera quota di fondi europei prenotata - 194,4 miliardi, di cui 122,6 miliardi a debito - che ha fatto del Recovery italiano «il più ambizioso d’Europa».
A Palazzo Madama Foti ha elencato alcuni dei risultati ottenuti. Ha citato i pagamenti della Pubblica amministrazione, «passati da 200 giorni a 24 giorni da parte dello Stato, a 23 giorni da parte dei Comuni, e a 16 giorni da parte delle Regioni». Al capitolo infrastrutture ha rivendicato «1.657 nuovi chilometri di ciclovie, 3.200 autobus a zero emissioni, 3.000 chilometri di rete ferroviaria dotata di sistema di sicurezza, 230 chilometri di nuove tratte dell’alta velocità».
Per la transizione ecologica ha ricordato la chiusura di undici discariche abusive, la conclusione dei lavori di 584 progetti che riguardavano i rifiuti e la bonifica di 4,4 milioni di siti. Quanto alla clausola del 40% degli investimenti destinati al Mezzogiorno, la previsione è che venga persino superata di un paio di punti. Con un beneficio aggiuntivo raccontato dai numeri: «Si è ridotta drasticamente la durata degli appalti: con questo piano il Sud si è quasi allineato ai tempi del Nord». «Mi pare che abbiamo fatto il nostro dovere come Governo Meloni», ha concluso il ministro. Anche se per un bilancio complessivo del Piano e dei suoi effetti concreti su crescita e occupazione bisognerà attendere.

